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mercoledì 5 agosto 2015

Brain for breakfast.

E' il periodo dell'apoteosi della routine. La colpa è di come io spesso so impigrirmi a livelli patologici e di una buona stella, la mia, che s'è presa le ferie e per ora è dall'altra parte dell'universo e non accenna a rientrare. Tornerà. Leggo l'oroscopo quasi tutte le mattine in cerca di barlumi, e questo significa solo una cosa: che ho del tempo da perdere.

Tra il muesli, le vitamine e il caffè al gingseng poi la mattina penso spesso anche ad un'altra cosa. Penso che leggevo anche il suo, di oroscopo, e invece adesso non lo faccio più. Mi sono promessa che non lo farò più, me lo sono imposta con la forza. Penso a questo altro ennesimo sfigato che è passato come una meteora, placo la delusione e litigo con la mia curiosità. Dopo aver alzato gli occhi al cielo per la meraviglia e aperto la bocca per lo stupore, mi sono lasciata pure accecare. Chissà dov'è che sparisce, una meteora, dopo la sua mezzora di gloria. Fatto sta che è sparita, che non sono stata io a liquidarla e che a questo non sono abituata. Bel tonfo. Mentre sciolgo la bustina di magnesio e il cucchiaino fa din din nel bicchiere, fisso il vuoto dentro alle righe della tovaglia e immagino me che con il cucchiaino mi svuoto piano il cervello, a piccoli pezzi, scavando fuori ogni remota voglia di lui.
Comunque, non funziona.

Ai ragazzini viziati piacciono solo i giochi appena scartati che sanno ancora di plastica. Non appena lui mi si è spalmato addosso e i nostri odori si sono poco poco mescolati, io ho smesso di profumare di fabbrica e ho iniziato a profumare di lui. Forse sentire il suo odore addosso a me non gli è piaciuto. Forse il suo odore addosso a me mi faceva puzzare di vecchio e consumato. Così sono finita nella cesta dei giochi che non divertono più, senza forse.
Convivono in me due consapevolezze che non hanno áncora e galleggiano, galleggiano, e fluttuano lì e ogni tanto un'onda me le spinge dentro agli occhi e io li vedo come fossero veri, quei pomeriggi passati a ridere che sarebbero stati splendidi, e quelle scopate da porci con le ali che fare i 16enni con l'esperienza dei 30 anni quanto gusto ci avrebbe dato. Poi il flusso della corrente e le maree li riportano a largo, e vedo il male che avrei sofferto, stando accanto ad un uomo che è sbagliato. Sbagliato per tutte, non solo per me. Sbagliato e basta.

Il dramma è che io non amo col cuore, amo col cervello, e dal cervello è ancora più difficile sradicare. Ma il cucchiaino scavatore è al lavoro. Lì che ravana instancabile.


 Stavolta mi ero detta addirittura "Magari in autunno non parto, magari." Pensa tu com'ero messa.



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