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venerdì 12 settembre 2014

Pffff. (Sbuffo)

La partenza è rimandata. Al 3 ottobre, non certo a data da destinarsi. Significa solo che prenderò più freddo e pioggia del previsto. Non facciamo moralismi. Ovvio che sono felice. Cioè. Ovvio che dovrei essere felice. O meglio, felice lo è soprattutto il mio conto in banca, e anche il mio fascicolo previdenziale. Io in realtà avevo altri progetti per la mia felicità. Ma si prende quel che viene, in questo caso. Sono i compromessi dell'adultezza. Adultità. Com'è che si dice? Del diventare grandi, insomma.
Cmq.
Anche se significasse partire a dicembre, io non mollo. Quello zaino è già pieno e pronto, basta metterlo in spalla e prenderà vita. E poi si, comunque, è l'unica via percorribile. Pioggia o non pioggia, non è che io abbia molta scelta per la sopravvivenza del mio irruento spirito da mitigata gitana.

Lui non passa più di qui, lo sento. Quindi posso anche smetterla. Di ossessionarmi. Di ghirigoreggiare. Di sprecarmi, fondamentalmente. Ho decido di dedicarmi anche a questa passione in modo serio, sono strafottente. Beh, me ne strafotto. (perdonate l'allegoria, era solo un gioco di parole. Di solito non sono così scurrile.)

Lo cancellerò, domani mattina, questo post. E di solito lo faccio davvero, qualche ora dopo, mentre magari faccio colazione con i miei kellogs extra nello yogurt intero e il caffè nero con un cucchiaino di zucchero. Stasera ho bevuto qualcosa di troppo, in compagnia di un amico di troppo, in un sentimento che per ora mi è di troppo, ma a cui forse con il tempo mi abituerò.

La codeina ora mi anestetizza la gola e non solo quella.
Ma che diavolo ho scritto, poi? Il paradiso è creazione di questo mondo. L'inferno è creazione di questo mondo. E allora quando si muore, dove si va? Si rimane qui, esattamente dove si era?

Buonanotte, mondo tacito e taciuto, maledettamente zitto, assordante. Sshhh.

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