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mercoledì 24 settembre 2014

Pachamama

Un fiabesco castello deserto diroccato e abbandonato. Una strada strettissima e ripidissima lungo la quale ribes e lamponi ancora fruttano. Una cucciolata di gattini sbuca sopra un vecchio muro a secco nascosto fra i cespugli. Mamma gatta incredibilmente mi permette di avvicinarmi. Forse capisce quello che le dico, parola per parola? O forse solo percepisce un'energia buona. Che immensa tenerezza.

Più su sugli alberi il segno di una goccia da seguire. E noi come pollicino.
(Chiudi gli occhi)
Il profumo è di muschi e corteccia.
Il rumore è di silenzio, di foglie secche, di rami che scricchiolano, di vento che muove e sussurra. 
I colori sono il verde vivo e il marrone, timidi iniziano anche i rossi, gli aranci, i gialli.
Devi perdere la strada, spingere il cuore in gola e il respiro all'affanno, scivolare sulle melme, dar nomi inventati ai funghi, e ancora girare in tondo, devi aver lasciato la piantina in macchina perchè a te piace così anche se poi puntualmente finisci per imprecare contro te stesso, devi sapere che qui ci sono gli orsi ma in realtà a te fan più paura le salamandre. Devi essere stremato sudato ed infastidito quando arrivi sulla cima dell'agognato cucuzzolo. Ma una volta lì devi riempirti gli occhi del panorama e poi subito senza nemmeno prendere fiato stenderti panciasotto per terra, sulla terra, spalmato a terra, con le braccia spalancate lì come uno bimbo ad abbracciarla la Terra. 

Ecco. Succede che lì steso tutto sporco e umidiccio percepisci una sorta di potente abbraccio materno di ritorno, che calma il nervoso, placa il respiro e ti riempie di gratitudine, una cosa enorme. Lo senti, sei parte del tutto e la cosa ti si palesa davanti con tale naturalezza che ti senti spaesato. No, è indescrivibile. Nemmeno tento. 


Ci sono poche altre volte in cui mi sono sentita così viva. 
E di base, io viva mi ci sento sempre parecchio.

Sono cose che si devono provare,
Se penso a quanti morti viventi si vedono in giro, malati di pudori e cecità.
A peso dovrebbero portarceli, sul cucuzzolo.

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