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giovedì 18 settembre 2014

E' solo letteratura. (cit.)

Ero rannicchiata su di uno scalino nel fresco di una sera di fine estate. Avevo lasciato cadere nel silenzio uno dei nostri discorsi campati in aria. Quanti ne abbiam piantati negli anni, eh? Tu mi hai preso il mento fra pollice e indice e mi hai costretta nei tuoi occhi. Mi hai fatto una domanda, 4 parole. E tu magari pensi che io a distanza di giorni me le sia dimenticate, che le abbia affogate in quella unta tisana al tiglio, che abbia lasciato al vento il loro rimbombo? Si. Maledettame. Maledettote. Perchè avevamo smesso di rispettarci? Smesso di adorarci? Smesso di rinnovarci? Perchè? Lo ricordi almeno tu? Noi non ci siamo amati mai, però abbiamo provato tutto il resto. Se questo non basta a definire la vera completezza, non saprei. Cosa manca allora? Perchè quello che manca è enorme, eppure invisibile ai nostri occhi. Tradiremmo il nostro vero essere. Magari a 80 anni, quando sarò una vecchia zitella gattara, allora si, promesso.

***

Giallo pazzia, giallo gelosia, giallo agonia, giallo luce di lampione, giallo magone, giallo fuoco fioco, giallo giraffa, giallo caraffa, giallo limone maturo, giallo ottuso, gialla la luna dentro la stalla. Gialle queste pareti di clinica privata. Cornicioni blu si assottigliano agli angoli dei corridoi. Sembrano indicare una via. Ma dove dovremo mai andare? Vicino vociano goffe scurrilità, di fronte a me una coppia di solari sorridenti siciliani. Sorrido loro rassicurante. Lui smette di tamburellare il piede a terra. Funziona.
È che questi luoghi sono così inospitali. Come le aule di una vecchia palafitta da cui sono prematuramente fuggita. Sono questi i luoghi che ospitano i primi zampilli dei miei colpi di testa.
...
Meglio che spenga il cervello. Zitto. Non blaterare, nemmeno un sibilo. Taci.
Questo spirito deve riposare.

È che non si guarisce, dalla curiosità.

(mentivo)


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