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domenica 17 agosto 2014

Distance was a friend of mine.

Fino a un paio di mesi fa avevo sempre con me una scatoletta colma di valide scuse, avvolta in un fazzolettino rosa di cotone, con un bel fiocchetto innocente, la portavo con me in borsetta e la aprivo al bisogno, senza tanti timori. Che tanto io me ne dovevo sempre ripartire di lì a un paio di mesi, che tanto io avevo la valigia sempre in mano, che tanto io tempo libero non ne avevo. E così ero scusata, capita, la mia coscienza era pulita, il mio senso di colpa candido e illibato. E mi evitavo la scomodità della verità, dei "no è che non mi piaci, non mi stupisci, non mi tiri scema, non mi impressioni, non sento nulla, non fremo quando il telefono suona, le farfalle nello stomaco sono ancora crisalidi, è tempo sprecato". Devo imparare. Non sono ancora capace di gestire rapporti umani a lungo termine. Ero tutta intensità immediate e tempi determinati. Intensità fortissime. Termini definitissimi. Devo imparare.
Perchè la scatoletta magica adesso l'ho buttata insieme agli scatoloni. Perchè il limbo non lo merita nessuno. 
Quale enorme sbrilluccicante tesoro sto sprecando. Prezioso, premuroso, puro. 
E chi glielo dice ora.

Che noi irrequieti ci innamoriamo solo fra simili. Che ci tormentiamo solo con gli instabili. Che ci piace struggerci, affogare nella malinconia, mancarci fino a farci male con il solo scopo di amplificare il sorriso nel reincontrarci, urlarci addosso fino a piangere per poi fare l'amore con la portata di un uragano, ubriacarci di chiacchiere sul senso dell'universo, inscenare tesi assurde e litigarci, per difenderle, far l'amore con l'intelletto, con gli occhi, con le mani, ascoltare per ore il respiro e trovarci dentro Dio e il senso di ogni cosa.
Che come singoli abbiamo sempre bisogno di scusarla, la nostra irrequietudine. Al mondo, a noi stessi. Quale miglior modo se non nasconderla dentro l'irrequietudine di qualcun'altro? Uno che ci sia simile, e che sia un perfetto cofanetto dove riporre i nostri scleri, ben piegati, innamorati, romantici, sognanti, sceneggiati. Se questo scambio riesce ad essere reciproco e speculare, se ne conferma la tesi, due segni simili che si scontrano si annullano. Bang! E poi il silenzio, la pace, la quiete. Shhh.
Ed è quando si zittisce il frastuono dell'irrequietudine che possiamo sentire, fievole e sottile, la voce della serenità farsi piano strada nei nostri sensi. 

Noi irrequieti, ci innamoriamo solo fra simili. 
Il miglior uomo sulla faccia della terra non meriterà mai le mie attenzioni.
Perchè non è un pazzo irrequieto melodrammatico instabile svitato artista schizzato.
E sta cosa, io devo in qualche modo fargliela sapere.

...ma il mio cofanetto, quindi, dov'è?
Io ne ho uno vuoto, bello eh. Cioè, confortevole. Ha l'aspetto di una valigia di cartone da migrante, ma dentro l'ho arredato bene, ci sono cuscini di seta, il fumo di qualche incenso e pareti intarsiate con legni di cedro ed ebano, per onor del vero di seconda mano, presi al mercatino delle pulci. Umili, ma profumati di vissuto e di storia. Garantito. Cerco (o meglio pazientemente aspetto), affittuario per scambio mq 0,2. Più o meno la grandezza del mio cuoricino bacato.


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