Translate

martedì 29 luglio 2014

Sopra un letto di bottiglie rotte strapazzarsi il cuore.

Vincerò la stanchezza di questi giorni devastanti, ma sarò breve. Non posso fare altro che tirarmela fuori, questa confessione. Ho il cuore e lo stomaco troppo piccoli per tanto fermento.

C'è l'amore di sempre, ormai un fratello. Io ancora uno come lui non l'ho trovato. Ma non è che non l'ho cercato bene. E' che non esiste. Punto. Poi sono apparsi e/o riapparsi, in ordine sparso, il multisfaccettato, l'americano, l'imprenditore sul trattore, l'addio al celibatista e qualche amico di amici di cui non ricordo nemmeno il nome. Di alcuni di loro non ho mai capito completamente l'idioma, degli altri l'idiozia. Ora l'infatuazione non troppo esagerata per un uomo capitato per sbaglio o diletto degli Dei in una tarda serata di inizio giugno nella mia vita, arrivando da una terra splendida, nella quale però nonostante convincenti lusinghe io ancora non sono disposta a trasferirmi. Ma che cazzo. Ho appena rimesso le mie cose nel mio armadio nella mia camera nella mia casa nella mia fottutissima città dove sono nata e cresciuta. Che non è una gran città, ma è casa mia. Sto appena raccogliendo i cocci di una famiglia spezzata e sparsa in due regioni e 3 provincie e sono ben lunga dalla serenità di poter leggere tranquillità nel sangue del mio sangue. Se gli Dei vogliono prendersi gioco di me, ci stanno riuscendo. Penso tanto. Mi mangio le unghie e il fegato. Sto male. Non so gestire. Non so decidere, argomentare, scusare, lasciare. Non so. Non.

E poi. E poi.
Poi in tutto questo frastuono di sentimenti risentimenti pentimenti capitano a volte sere magiche. Capita che la mente si svuoti di fronte ad un palco magicamente orchestrato, e capitano percezioni. Ecco.
In quella sera magica in quel luogo remoto presenziava un'energia affine. Di getto ho perso il comune senso del pudore, ho aperto le porte della sfacciataggine e guidata da non so quale istinto, in un qualche modo d'altri tempi l'ho avvicinata. Senza troppo pensare, anzi, senza proprio pensare.
Ora godo di questa poesia, nella similitudine di due anime che il caso nemmeno considerava di sfumare, l'una nel colore dell'altra. Basta anche solo per un istante, quello che è già stato. O un altro ancora, magari. Bello, puro, surreale. Bastano questi attimi, completi, finiti, spensierati.

Nessun commento:

Posta un commento