Translate

venerdì 20 giugno 2014

Quelle che non vanno controcorrente perché fa moda ma hanno la moda nel respiro e l’anima vintage.

"Quelle che non vanno controcorrente perché fa moda ma hanno la moda nel respiro e l’anima vintage.
Quelle che hanno gli occhi come un caleidoscopio e in tutta quella confusione riesci a guardarci dentro e scorgerci la coccinella del futuro. Quelle che ti sfiniscono perché gli piace fare l’amore e senti che il momento del loro orgasmo mentale è quando vieni tu, e poi ti chiedono di restare."
Dicono che leggerlo sia stucchevole, ma a piccole dosi io potrei perdermi(ci).

Bramo una mail che non arriva, per un corso per il quale non sono all'altezza. Ma lo sarò. Ci sono stimoli che bisogna imporsi, perchè crescere non è missione facile. Sono una pasticcera con i controcazzi o no? Ecco.

Il punto è che il pasticcere non lo si fa, lo si è. Non è un lavoro. Non solo. Siamo artigiani, artisti, professionisti. Il lavoro è nelle nostre mani, nelle unghie corte, nelle falangi irruvidite, nella pelle spesso piena di fiere bruciature. E pure nelle occhiaie, nei gomiti del tennista, nei capelli sempre raccolti, nelle pancere e nei cerotti per il mal di schiena, nelle bustine per le vene delle gambe e nel sudore dei laboratori estivi. Il lavoro è nel profumo di un plum cake perfetto appena sfornato, una mousse che monta alla perfezione, nella soddisfazione di una temperatura azzeccata, di un lievito che si lascia addomesticare, di un gelato senza polveri che concorre in consistenza e durata ma è mille volte più buono, di un cioccolato temperato a mano che cristallizza lì davanti a te, impeccabile. Le nostre mani custodiscono rovinate il segreto della nostra manualità. Potrei spiegare il segreto per un montato perfetto, ma non il contorto equilibrio tra pressione e delicatezza che vigila le mie mani quando stringo una sac a poche mentre decoro. Potrei elencare 20 modi di tagliare una fragola, ma non saprei raccontare come avviene nella mia mente l'istantaneo progetto della fantasia di forme e colori con cui mi viene spontaneo decorare una crostata di frutta. Potrei spiegare la consistenza che deve avere una mousse, una crema, lo zucchero nelle sue forme di cottura, ma non so nemmeno io capire come in realtà siano i miei occhi a percepire con lo sguardo qualcosa che generalmente andrebbe affidato al tatto. Dai profumi riconosco i sapori e i gradi di cottura, negli occhi conservo il sapere delle consistenze, nelle orecchie capisco dall'altro capo del laboratorio se un impasto è abbastanza montato, girato, legato. I sensi hanno imparato a mescolarsi, complici di un unico risultato. 
Mi piace il mio lavoro perchè non avrei potuto trovare modo migliore di dare sfogo ad una creatività e una curiosità con cui non so bene se sono nata o se ho sviluppato. Ma che comunque c'è, e non dorme, e non mi dà tregua. Non sono fatta per i lavori da scrivania perchè non c'è colore, i sensi non sono stimolati, non si vive di profumi, non ci sono leggi della chimica e della natura a cui sottostare, non c'è sorpresa, non c'è fallimento immediato a cui rimediare. Non c'è magia, non c'è sacrificio, non c'è passione. Non ci sono notti e giornate infinite di lavoro che non pesino.

No, pensate quello che volete. Non ci sono. Ce l'avevo anch'io una volta, un tailleur e una calcolatrice e un agenda piena di appuntamenti e un computer da cui navigavo di nascosto su facebook. Pausa pranzo e buoni pasto. Il mio interno, il 07, le colleghe invidiose e i collaboratori fidati.
Però se non è la tua via, non lo è punto e basta. E complice una me innamorata, quella volta ho trovato il coraggio. 
E stavolta, che innamorata non sono, ma un po' d'amor proprio l'ho sviluppato, mi autoimpongo nuovi stimoli. 
Per tutto l'amore che non ho (ancora) fatto. 
Tiè.


Nessun commento:

Posta un commento