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venerdì 18 aprile 2014

Caos.

Nella mia vita c'è confusione. Confusione. Confusione. Confusione. Potrei scriverlo fino a svuotarmi cercando di sentirmi meglio e invece continuo a sentirmi sopraffatta. Mi sta mangiando. Mi sento soffocare. Io matta fobica dell'ordine, precisina patologica, io che tanto ammiro il disordine mentale e che non riesco mai a impormelo con serenità. Ci provo a fare l'avventuriera, mi piacerebbe davvero vivere a caso e non soffrire del disordine e del caos che inevitabilmente affidandomi a quel che capita prenderebbero possesso delle mie giornate. Vorrei davvero essere così libera da non farci caso, anzi, da amarlo, il caos. E invece non ci riesco. Vorrei essere zingara fino in fondo, vagabonda senza rimpianti, circense, spettacolare, vorrei non sentire così forte il valore delle mie radici. Nella mia vita c'è confusione. Mi sono fermata, imposta una routine che sta per iniziare. E invece scopro che non ci sono abituata. Ci sto male, mi sento male. Non sono abituata ad avere un armadio, con dentro cose, cose lì dentro a tempo indeterminato. Non sono abituata a svuotare scatoloni e a buttarli perchè non mi servono più, che tanto non li devo prima o poi ririempire. Tanto agognata sedentarietà, e ora non riesco ad abituarmi al fatto di non essere più nomade. Che bizzarra la razza umana.Nella mia testa c'è caos. Non so cosa voglio. Non lo so davvero.

Voglio viaggiare, sempre. Voglio godere della bellezza della natura, della razza umana, del creato. Questo voglio. Voglio respirare il diverso, la cultura, i colori, i venti di ogni parte del mondo, voglio assaggiare piatti, con le mani, salire su aerei, battelli, cammelli, toccare terre e acque, fare anticorpi, vedere il mondo da mille prospettive, venerare tutte le divinità, vestirmi di tessuti colorati, giocare con le scimmie e nuotare con le tartarughe, stupirmi, ogni giorno, di quanto siamo diversi, e di quanto in fondo ci nascondiamo tutti dietro le stesse espressioni. C'è così tanto da vedere. E io sono ferma. Non mi dò pace.

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