Translate

sabato 24 agosto 2013

Midnight jazz

Maria di Nazareth.
Mi è tornata alla mente oggi, quella scura chiesa di Venezia dove ragazzina mi rifugiavo a studiare i giorni prima della maturità mentre aspettavo il treno per casa. Andavo e venivo da quella scuola estranea e camminavo spedita per le calli, sola, e orgogliosa. Mi fermavo spesso nella libreria ad angolo di Cannaregio, l'enoteca ristrutturata nel seminterrato, sempre la stessa panchina col panino al crudo e una mela al giardino Papadopoli.
E' stato lì, a Santa Maria di Nazareth, che ho capito quanto sia enorme la nostra capacità di autosuggestione. Erano 4 mura, splendide, cupe, mistiche certo. Ma 4 mura come tante altre. Ci andavo per ritrovare lo spirito. Che poi fosse spirito santo, d'iniziativa, e che altro ne so, era rigenerante. La compagnia del silenzio, la sola consapevolezza di essere lontana dal caos della stazione, e lontana dal comune, bastavano alla me 18enne per trovare le forze.

Chissà se basterebbero tutt'ora.

E' stato lì che ho chiesto di ricevere quanto poi mi ha stravolto la vita, le prospettive, i principi, le linee, la strada.


Cornicetta.
**************

Se solo la smettessi con questa inconscia volontà di stravolgermi le strade da sola ogni volta.
Se solo la brace della mia irrequietudine potesse ogni tanto spegnersi o perlomeno scambiare il suo calore con il freddo delle carni che ci vengono poggiate. Ho preso talmente tanti treni in vita mia, che ormai non li so nemmeno più apprezzare. Vorrei essere capace di respirare soddisfazione senza una data di scadenza. Senza veder trasformato in banale ai miei occhi tutto ciò che prima era nuovo, e senza che poi nulla sia effettivamente cambiato.
Che lenta perenne condanna.



Venezia.
Forse è anche un po' lì, che sono diventata grande.
Le devo una mia mattina presto, in solitaria, appena torno a casa.

Nessun commento:

Posta un commento