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lunedì 30 aprile 2012

Definitivamente è una parola che non esiste.

C'è qualcosa di affascinante nelle nuove avventure. C'è un'irrequietudine di fondo dentro di me che mi tiene sul filo dell'eterna indecisione sul cosa dovrei, vorrei, potrei. Inaccontentabile. Mi nauseo solo all'idea di fermarmi, mi rattristo che è un attimo, bruttissimo attimo di sconforto totale. C'è così tanto di inutile intorno e così tanto da vedere fuori.

Una vecchia casa impolverata, una coltre grigia copre ogni cosa, cosi spessa da infeltrire con il tempo, e riscalda come coperte, e attutisce il rumore e l'aria dagli spifferi, isola le pareti e spalmata sulle tue finestre soffonde anche la luce diretta del sole. Ti protegge, ti mette a tuo agio, la polvere della tua casa impolverata. Ma se per caso un giorno inciampi e cadi col naso sulla finestra e così per sbaglio un po' di polvere si sposta, si scopre un piccolo angolo di vetro e ti trovi costretto a guardarci attraverso, ti ritrovi senza volerlo lì ad osservare e ti accorgi che fuori c'è un mondo verde, una luce inebriante, un cielo azzurro e spazi infiniti, che la tua comodità ovattata è ridicola, che fuori è troppo grande per farti possedere da 4 mura, che fuori puoi camminare fin che ti pare che tanto non sarai mai arrivato definitivamente. C'è un miliardo di cose che non conosci che non si muove e ti aspetta, te le puoi andare a vedere e guardare e godere quando vuoi, che loro non si spostano, sono li!

Sono in molti, a non capire che l'aria è viziata. Che noi siamo viziati.
A restare così se vi si alza un po' di vento parte un nube assassina di polvere e ci morite soffocati, la polvere vi va in gola, non c'è aria e voi non sapete come aprire le finestre, è la fine.

Cercate le maniglie, aprite le finestre prima di rischiare di non respirare, cambiate l'aria ogni tanto.
Il mondo è fuori.


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