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mercoledì 11 gennaio 2012

This is the end.

Un signore elegante, di mezza età.
Ha un fare da padre amorevole, un uomo in carriera che però la sera tardi, in mano la sua stilografica nella luce arancione del suo studio al piano di sopra, sa cancellare dall'agenda gli impegni che tolgono tempo e spazio ai suoi bimbi. Porta un cappotto lungo, color cammello. E un cappello in tinta, con una fascetta rossa e grigia. Fuma, ma senza strafottenza, spegne la sigaretta entrando nel locale. Si siede alla panca, poggia la borsa, si toglie il cappello.
Non alza gli occhi, incrocia le dita sul tavolo.
Sembra come dover comunicare una brutta notizia.

"C'è una nave che aspetta, di lì fuori." mi dice.
"Prego?"
"C'è una nave, di lì fuori."
"Una nave?"
Si appoggia allo schienale e spalanca le braccia. Alza gli occhi su di me.
"Siamo a Trieste, che t'aspetti, carri e somari? Una nave, su!" sospira "Che fai, la chiami e ora anche esiti a salire?" sorride.
"Già."
Schiocca le dita al cameriere. "Martini bianco ghiaccio e limone per me, e uno anche per la signorina. Si?"
"Si. Si, grazie."




4 commenti:

  1. Non so come sto. Bene non di sicuro. Sto male, suppongo.
    E poi questa nave non andrà in porto, paradossalmente. Ma ho deciso che nave ad attendermi o meno, mi muoverò cmq. E' difficile riuscire a salire sulle navi se sei a km e km di distanza dal mare (e da casa).

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