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martedì 5 luglio 2011

C'è una specie di angelo custode che due o tre volte nell'ultimo anno mi ha regalato delle saggezze inaspettate. Sa leggere gli occhi, sa elargire le parole di cui hai bisogno, non ascolta le tue risposte alle sue domande, le legge in come ti muovi. Dice solo quello che ti serve, ti dona un nuovo punto di vista, ti chiarisce le idee in modo quasi spaventoso. Si maschera da uno zoppetto tecnico dei macchinari, giù in laboratorio.
Lo chiamo quando si brucia un led, salta una manovella, si ferma un'impastatrice, o quando ho bisogno di un angelo. Lui dice che se la corrente porta in quel posto, c'è il motivo. Non devi mai, mai, mai remare contro. Che ce l'abbiamo fissa tutti, quella di andare contro corrente, e non serve.

"Lasciati trasportare, non forzare." mi ha detto.

Pregusto già il mio abbaglio preso e reso palese, supportato dallo spreco di un buono arancione, messo pancia sotto su di un tavolo Domiziani per scrivere sul retro il mio nome e degli altri segni di poco conto, l'importanza di 10 preziose cifre magiche ignorate per (ben) la seconda volta.

Sorseggio beata del baileys, la finestra aperta, la tenda tirata, l'aria fresca.

2 commenti:

  1. una grande saggezza tutta insieme. La semplicità è spesso la risposta a tutto.

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  2. La semplicità a volte non balza diretta agli occhi, che siamo mezzi prespiti noi della razza umana, e le cose vicine non le vediamo mica tanto bene.

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