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domenica 10 luglio 2011


(Mi fa male la pancia se ti penso.)

Ci sono strade torbide che non si possono percorrere e semafori spenti che smarriscono. Il senso dell'orientamento è annebbiato, il fiume lungo la strada fermo e annacquato. Non si capisce da che parte sta il mare e da che parte la sorgente fresca di montagna.
Sali su di me, ti porto io. Dimmi perchè t'alzi e cammini e ti risiedi e ti nascondi e speri che ti veda e che ti noti e che soffra nel non averti.

Io di treni ne ho visti passare tanti, ne ho presi una buona parte, e sono scesa da tutti, prima o poi. Li ho sempre usati per raggiungere la mia destinazione, amati magari, il loro rumore, il loro odore, la loro storia. Mi ci sono adagiata e lasciata coccolare e sorreggere durante il viaggio, lasciato che portassero la mia valigia, preso il loro punto di vista dall'alto delle loro carrozze, imparato a conoscere nuovi paesaggi e ad arricchirmene.
Ci sono stati treni comodi e treni con i sedili di legno, sporchi e maleodoranti o puliti e freschi, finalmente con il divieto di fumare. Ci ho preso mille caffè. Qualche volte mi sono affacciata per una boccata d'aria e una sigaretta, in una qualche stazione straniera. Poche volte ho viaggiato in prima classe, ma ho fatto anche quello. Di notte quasi mai, forse una volta o due. Non ho mai rubato il posto a nessuno nè ho permesso che lo rubassero a me. L'aria condizionata rotta d'estate che non si respirava, e il riscaldamento al minimo d'inverno che per addormentarmi mi ci voleva la sciarpa 3 volte girata intorno alla faccia. Il naso appiccicato al finestrino appannato, il libro caduto sotto il sedile, la testa che cade dal collo nel sonno sofferto di un lungo viaggio, le risate dei viaggi con gli amici, le tristezze degli addii.

Questo.
Questo aveva il fascino di un treno degli anni 30, di una stazione fumosa e di carrozze morbide e profumate di whisky e sigari, i sedili in pelle verde e i camerieri con il completo bianco che servono un caffè viennese con panna e granella di nocciole. Profumato, ben vestito, prima classe e diretto.

Pero di treni, io ne ho presi tanti. E mi sa che stavolta, su questo, non ci salgo.
Si fa attendere troppo, questo treno elegante.
Mica ce l'ha solo lui, i sedili verdi.

2 commenti:

  1. io sono stufa di prendere treni, è da un paio d'anni che vado a piedi.
    ogni viaggio, in un modo o nell'altro, mi causava ferite troppo grandi...

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  2. Nel bene e e nel male, io purtroppo non riesco a stare lontana dalla stazioni. C'è qualcosa che mi porta ad avvicinarmene e a lasciarmi affascinare. La mia totale impotenza a riguardo è disarmante. Dico sempre che non salirò più, che è il momento di stare un pò ferma in un posto per conto mio, e invece.

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