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sabato 11 giugno 2011

L'erotismo delle ciliegie


Ogni volta che viene la stagione delle ciliegie l'estasi si fa largo nelle mie vene. Celebro da sempre le bacche, i frutti di bosco, e i piccoli frutti della natura. Li trovo affascinanti ed erotici. Non come si dice erotici tanto per, come per un fumetto erotico scritto da un fumettista chino, penna e sigaretta rollata sopra l'orecchio, la luce di una piccola lampada, tapparelle tirate giù e rigolo di sudore davanti all'orecchio, che racconta di un erotismo che non è il nostro.
Io dico proprio profondamente erotici. Tondi, lisci, pudici, freschi eppure così caldi.
E' il frutto del sottobosco dell'eden, la bacca. E la ciliegia il frutto che una moderna Eva coglierebbe. Prima di metterne in bocca non posso non restare qualche secondo ad osservare, l'orgia di rosso nella ciotola in centro tavola, le piccole gocce d'acqua che ne rigano le pelli, un'unica giuntura all'albero per due ciliegie. Perchè poi? Perchè cercare di rappresentare e deviare il volere Dio quando abbiamo ovvie e chiare e inequivocabili rappresentazioni della sua perfezione ogni giorno? Come ha voluto unire due ciliegie ad una sola giuntura, come lascia che le nuvole si sfiorino e poi scontrino in un'erotico elettrico contatto prima di un temporale, come le radici si infilano profondamente nella terra per dare vita e succhiare sali e acque, ci lasciassero fare l'amore senza fiatare.
Violento o lento.
Temporale o radice.
Tondo, bagnato, rosso, liscio, pudico, fresco, raro.

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