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martedì 27 luglio 2010

Don't call my name. Don't call my name, Alejandro.

Quasi agosto, i pantaloni del pigiama con le pecorelle e un maglioncino rosa.
Ha piovuto e rinfrescato oggi. Al buio con un po di musica e la finestra aperta. Micio dorme accanto a me (dorme sempre quel gatto). Dico, sempre. Dovrebbe suscitarmi invidia, ma l'unica cosa che mi riesce di provare è stima e ammirazione per la sua sfacciata eleganza. A pancia in su con le zampe spalancate è cmq elegante, si si.

Il trasloco è in vista, si avvicina spaventosamente. E chi se lo immaginatva, che alla fine ci sarei rimasta. Avevo finito per odiarla, Perugia. Che l'amore-odio è il più bello dei sentimenti. Ne ho avuti un paio, con cose e persone...viscerali. Li ricordo sempre con piacere.
Cmq.
Questa è una delle mie ultime notti in questa casetta che tanto significa per me e per noi. Mentre svuotavo camera mia, un anno fa, non sapevo che non sarei più tornata. Facevo le valigie con la sensazione di chi parte per un viaggio e già ha comprato il biglietto di ritorno. Non potevo sopportare l'idea di abbandonare la cameretta che mi aveva visto crescere, in fondo sono ancora una bambina, non ho mica finito di crescere, mi dicevo.
Se ci penso, non lo posso sopportare nemmeno ora.
Ma per crescere, era ora di andare.
Sorrido, che a distanza di uno scarso anno, la mia camera è diventata la sala prove di mio fratello, e io quando torno dormo nella stanza degli ospiti.

Mi manca casa, a volte.

Mi mancherà anche questa, di casuccia. Piccola, stretta, vecchiotta, senza uno straccio di balcone, niente posto auto, un buco in centro storico. Però ci sono affezionata. Vado in meglio, più spazio, più aria, più nuovo, più tante cose. Ma questa è la mia prima casetta, la mia prima convivenza, il mio primo anno fuori casa, lontana da casa. Racchiude tante mie prime volte.

Il mio animo malinconico prende sempre il sopravvento.
Sono triste. Si, dannatamente triste. Io mi lego pateticamente agli oggetti, alle cose, ai muri, ai suoni, alle abitudini, ai particolari più futuli.

Ma perchè non sono la cinica insensibile donna che gli ometti che ho lasciato stesi sul mio cammino erano convinti io fossi?

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