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giovedì 22 luglio 2010

"Correvamo insieme per le strade, assorbendo tutto in quella primitiva maniera che avevamo, e che più tardi diventò tanto più triste e ricettiva e vuota. Ma allora danzavamo lungo le strade leggeri come piume, e io arrancavo loro appresso come ho fatto tutta la mia vita con la gente che m’interessa, perché per me l’unica gente possibile sono quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni traverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno "Ooohhh!".
Groove Armada e Radiohead nell'autoradio, era la notte di un anno fa, che siamo partiti.

Innamorati, felici, spensierati, incoscienti.
Incoscienti.

Quel viaggio ci ha arricchiti dentro, cresciuti, plasmati, cambiati.
Cambiati.

A distanza di un anno, dalla donnina in carriera in tailleur alla quasi pasticcera gelataia che si imbratta oscenamente il grembiule ogni giorno (nel mio caso sono giunta alla conclusione che la mia sbrodolinità sia inevitabile) c'è passato poco. SEMBRA passato poco. Ma pensa tu, e io che passata quella roba là pensavo che non sarei più potuta crescere cosi tanto.

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