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domenica 13 giugno 2010

Spinoza Cafè

Leggevo.

Ci rimango sempre un po cosi, quando scopro di non essere unica. Nel citare poesie, nell'amare certi dipinti, nel credere che alcuni rapporti tra gli essere umani, tra alcuni esseri umani, vadano oltre i confini segnati. Ci sono rapporti che rimangono inspiegabili, coincidenze, preSentimenti, telepatie. Mi piace pensare e credere che esista, quel Altro che noi non possiamo capire. Esiste tra una madre e il proprio bambino, perchè non può esistere anche tra due che non hanno lo stesso sangue?

C'è un oratorio, sotto casa mia, dove ogni domenica mattina si celebra una cerimonia animista. Ci sono predicatori, canti africani, bonghi, danze animate. C'è anche Dio, là dentro. Non capivo cosa fosse quel "fracasso", la mattina subito dopo il trasloco, appena arrivata qui. Aveva l'aria di una festa rumorosa, di una setta di pazzi bongheggianti, una riunione di clandestini africani integrati. Però mi incuriosiva e affascinava, nonostante il fastidio di una sveglia domenicale troppo mattiniera, mi tirava a sè come fa un'enorme calamita con un piccolo spillo. Con la sfacciataggine e l'ingenuità di una bimba curiosa, sbirciando di nascosto ho scoperto una semplice stanza spoglia dalla misticità impressionante. E non è mica una suggestione di luci e incensi. Per chi ci crede, almeno.

Non so se capiti a tutti, che Lui risponda. Non nelle orecchie, nella testa. In realtà non so nemmeno di quanti sia abitudine, parlare con Dio.
Non lo cerco spesso, forse l'ho fatto seriamente tre o quattro volte nella vita.
Mi ha ascoltata, e, a volte, anche risposto a parole. Dovrebbe far paura?

C'è chi dopo il male smette di crederci.
C'è chi, come me, dopo il male, avendolo superato, ci crede ancora di più.

In realtà, ho aperto Blogger per scrivere della B17.
Nel dubbio (e nella speranza) che la storia della censura sulla B17 sia solo una gran leggenda metropolitana, nella mia testa il passo tra La cura e Dio è stato breve.

Mi terrorizza il paranormale semplicemente per il suo esistere, ma allo stesso tempo mi affascina oscuramente e prepotentemente. La cattiveria e la macchinosità dei vivi, invece, mi terrorizza allo stesso modo, ma senza un briciolo di fascino.

Quand'ero piccola, una notte in cui non riuscivo a dormire, mia nonna mi disse "E' dei vivi che devi aver paura, non dei morti."

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