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venerdì 18 giugno 2010

Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi. (Franz Kafka)

Non fraintendetemi, c'è sempre un libro sul mio comodino. Ma a volte passano giorni, anche settimane, prima che il segnalibro avanzi tra le pagine.
Ci sono poi periodi in cui il piacere della lettura mi invade le membra. Si fa spazio violento come una rompighiaccio in Antartide dentro la mia sete di cultura, lasciata in secca per chissà quale mancanza di voglia, tempo, passione.
Sono stata in biblioteca oggi, come sempre lasciandomi affascinare dai luoghi e dalla storia che ci si respira dentro. Mentre aspettavo i miei libri, in piedi davanti alla sala consultazione dei quotidiani, nella mia mente sono apparsi i protagonisti di una storia di cenni e sguardi, in cui un uomo e una donna, ogni mattina, ogni giorno, alla stessa ora, si ritrovano lì seduti, sempre a tavoli diversi, sempre a leggere il loro quotidiano, iniziando dopo un po a salutarsi con un cenno, scambiandosi mai parola, innamorandosi lei del leggere in un muto labbiale di lui, lui della grazia delle mani di lei nel girare le pagine, sempre lì, giorno dopo giorno, nei mesi e, forse, negli anni. Un amore silenzioso, fatto di cenni e occhi bassi.
"Signorina...Signorina!! I libri!"
"Ah si, grazie."

Credo che dopo il mio on the road in Francia, leggere Kerouac nei week end al parco fosse il caso. Ho deciso che salterò come sempre la prefazione, per leggerla alla fine. Non mi piace che mi si commenti un libro prima, casomai dopo.
Prendo anche Novecento, già letto ma sempre piacevole al posto di un dvd una sera d'estate. Tento Emmaus, per le mattine annoiate, per capire se del tanto male di cui è stato parlato, qualcosa di male veramente c'è rispetto al Baricco a cui sono abituata.
E sorrido melanconica quando penso che avendolo invano voluto e cercato proprio stamattina, stasera sul mio comodino mancherà un libro che da tanto volevo leggere e che ancora non avevo cercato, consigliato da un amico che di consigli ne sbaglia davvero pochi, scritto da un uomo che non ho fatto in tempo a leggere da vivo. Poteva almeno aspettare il mio parere, il Signor Saramago.

Comunque. Il mio "Sulla strada" (anche se trovo che la traduzione rovini il titolo) è un edizione del 1959, donato dal Dott. G. Ricciarelli all'Augusta di Perugia nel 1969, sottolineature a matita che ritengo un vilipendio alla cultura, copertina verde scuro Arnoldo Mondadori scricchiolante di scotch riparatore, gli angoli ormai arrotondati dal tempo e dall'usura, recitane sul retro un timido LIRE MILLEOTTOCENTO...io adoro questo libro. Non l'ho ancora letto, e già lo adoro. Mi piace pensare a quanti comodini, mani, treni, caffè, prati e bagni abbia visto un libro che potrebbe essere quasi mio nonno.

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